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IN CAMMINO VERSO L’UOMO E LA DONNA DELLA PARTENZA ATTRAVERSO LE TRE BRANCHE
Convegno Regionale dell’Emilia Romagna
28-29 Gennaio 2006
Anzitutto!
- Queste riflessioni sono un’occasione di confronto ed approfondimento sul nostro servizio per averne una consapevolezza sempre maggiore ed approcciarsi ai ragazzi in maniera migliore e più “appassionata”!
- Gli spunti che seguono non vogliono essere la “ricetta magica” da applicare a questo o quel problema educativo. Sono invece un’occasione per utilizzare a pieno la nostra testa e il nostro cuore, dunque ad essere uomini e donne responsabili, cioè Capi!
Una timidezza educativa
* La scelta del tema per questo Convegno, “In cammino verso l’Uomo e la Donna della Partenza attraverso le tre branche scout” è, fin da subito, una scelta controcorrente!
- E’ un tema infatti che spinge ad essere persone sintetiche, cioè ad avere uno sguardo verso il futuro dell’uomo. Nello stesso tempo, tuttavia, è necessario essere pazienti come il seminatore che semina per raccogliere più tardi: è la nostra vocazione di Capi che ce lo chiede.
* Gli schemi del mondo moderno sono invece diametralmente opposti e ci impongono una visione esigua e analitica dell’uomo, con il rischio di chiudersi nei particolari al punto di dimenticare l’essenziale, e cioè chi è l’uomo!
- Non basta ricorrere agli insegnamenti che la scienza ci fornisce in materia di educazione – dalla comunicazione alla psicologia infantile, a quella adolescenziale – se si è perso il senso dell’uomo. Purtroppo tante volte gli educatori sono titubanti e timidi perché non sanno rispondere alla domanda fondamentale: chi è l’uomo?
Chi è l’uomo?
* “Chi è l’uomo?”è la domanda che interessa ogni educatore per stimolare i suoi sforzi e fare dei suoi ragazzi degli adulti responsabili.
- E’ la domanda che contempla il fine, lo scopo. E’ la prima domanda dell’esistenza umanaperché sono il fine e lo scopo a dare ragione alla volontà di agire in maniera corretta e verso il bene.
-Non avendo chiaro chi è l’uomo e qual è il senso dell’uomo, l’educatore rischia di sbagliare la scelta dei mezzi educativi o trasformare questi stessi mezzi in fini/scopi. Ad esempio: non si fa un Grande Gioco solo per divertirsi, ma si utilizza questo strumento del metodo per stimolare la crescita del ragazzo verso la persona adulta: senso dell’osservazione, dominio di sé...
* “Chi è l’uomo?”. Per dare una giusta risposta, conviene chiederlo a chi ha fatto l’uomo, cioè Dio-creatore: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi. O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra”. (Salmo 8)
- “Chi è l’uomo, quale è la sua vocazione?”. La risposta non può venire se non dall’Alto della fede: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”. (Genesi i, 18)
- L’uomo è riflesso della Gloria di Dio, chiamato ad essere simile a Lui facendo delle scelte libere e responsabili per raggiunge la beata comunione e la felicità con il suo Creatore.
- Si tratta quindi di una vocazione celeste e divina che passa per la terra e l’umanità.
Chi sono l’Uomo e la Donna della Partenza?
* Di fronte a tali sfide, lo scoutismo – con i suoi cento anni di storia – appare una proposta molto forte e competente. E’ un metodo di “avanguardia”perché ha chiaro dove andare e come fare... Tocca a noi Capi essere coerente con tale proposta!
* Non aver chiaro chi è l’uomo e quale sia la sua vocazione fa perdere alla nostra proposta educativa la sua forza e il suo “mordente”!
- Non aver chiaro lo scopo del proprio servizio educativo èpericoloso soprattutto peri ragazzi e anche per il Capo stesso.
- Più che mai un capo deve riflettere sul senso del suo servizio e dove stia conducendo i ragazzi. Se il capo non usa la testa ed il cuore, la sua attività rischia di ridursi ad un “tappa buco” per fare giocare i bimbi il sabato pomeriggio!
* Allora chi sono l’Uomo e la Donna della Partenza? Bisogna interrogare il progetto educativo dell’Agesci: “Tra i 20 e i 21 anni le scolte e i rover chiedono che i capi e l’assistente ecclesiastico della comunità riconoscano che per essi è giunto il momento di abbandonare il Clan/Fuoco ed attuare al di fuori della Comunità R/S le proprie scelte di vita, rispondendo in tal modo alla propria vocazione. Se la scolta e il rover scelgono di giocare la propria vita secondo i valori dello scoutismo, di voler essere uomini e donne che indirizzano la loro volontà e tutte le loro capacità verso quello che hanno compreso come verità, bene, bello, di annunciare e testimoniare il Vangelo, di voler essere membri della Chiesa, di voler attuare un proprio impegno di servizio, allora l’uscita dal Clan/Fuoco prende il nome di Partenza”.
- Chi è l’uomo/la donna della Partenza se non quella persona responsabile delle proprie scelte che ha “i piedi per terra, la testa sulle spalle e gli occhi verso il cielo”?:
- “i piedi per terra”: significa essere inseriti nel proprio territorio per essere uomini concreti ed osservatori;
- “la testa sulle spalle”: è l’uomo/la donna responsabile, che sa fare delle scelte coraggiose controcorrente, staccandosi dal gregge delle pecore per percorre la strada della propria vocazione.
- “gli occhi verso il cielo” per guardare con Fede verso l’Alto, cioè verso Dio, per trovare Luce e Forza per i propri passi!
* Questo fine da raggiungere interessa tutti i Capi e non solo quelli della branca R/S.
- Quando Akela accoglie un ragazzino di 8 anni, quando il Capo Reparto prende con sé un adolescente di 12 anni, quando un Capo Clan riceve un rover di 17 anni, tutti questi Capi devono avere chiaro che stanno educando verso lo stesso fine: l’uomo responsabile.
- Si tratta di lavorare insieme in un servizio coralee armonioso, ciascuna Branca avendo la propria autonomia e originalità.
Parabola della “casa”
* Per determinare il nostro agire serve la chiarezza dello scopo, ma anche la chiarezza dei mezzi, cioè il metodo educativo, per raggiungere lo scopo stesso e verificarsi.
- E’ possibile paragonare il nostro servizio educativo alla costruzione di una casa secondo la “parabola della casa”. Le grandi cose si dicono semplicemente, come semplici sono tutte le grandi intuizioni!
* Il punto di partenza della “parabola della casa” è la Carta di Clan con le sue parole chiave: Strada – Comunità – Servizio – Impegno/scelta (cioè la firma) – Fede.
- Sono cinque parole per costruire una casa con quattro muri esternie un tetto:
- la strada, la comunità, l’impegno, il servizio fanno i quattro muri;
- la fede fa il tetto.
- La “parabola della casa” considera tutta la persona nella sua globalità: lo scoutismo s’interessa infatti di tutta la persona, e non solo di una parte (il fisico, l’affettività, l’intelligenza, la fede...) per portarla ad essere adulta.
- Questa “parabola della casa” non si limiti alla sola branca R/S, ma si sviluppa in tutte le tre Branche. Ogni volta s’ingrandisce per accogliere il giovane che cresce. Possiamo immaginare infatti:
- una casa Gialla per la Branca L/C con il gioco, il Branco fatto di sestiglie, la promessa del lupetto, la B.A. e la fede;
- una casa Verde per la Branca E/G con l’avventura, le squadriglie che formano il Reparto, la promessa scout, il servizio per la squadriglia e la fede;
- una casa Rossa per la Branca R/S con la strada, il Clan/Fuoco, la firma della Carta di Clan, il Servizio per il clan o al nome del Clan e la Fede.
* I quattro muri
- I quattro muri poggiano per terra e sorreggono il tetto. Il loro compito è di far crescere l’uomo e la donna responsabili con gli strumenti del metodo: la natura, la comunità, l’impegno e il servizio.
- I quattro muri non sono “cristiani” ma sono “naturali”: servono a fare un uomo e una donna responsabili, creati ad immagine e somiglianza di Dio. Lo scoutismo non è necessariamente cristiano, è uno strumento educativo per il giovane di qualsiasi religione.
- Coltivare i “muri” significa sviluppare un sano e forte umanesimo nei ragazzi. In una società moderna, super protettiva, ricca e superficiale, ciò che manca di più ai nostri ragazziè un sano umanesimo. Prima di parlare di fede bisogna costruire l’uomo. Prima di porre il tetto bisogna aver costruito i muri.
- Com’è possibile che i quattro muri facciano crescere i ragazzi? Quando il giovane fa delle scelte, ciò lo rende responsabile e adulto. Scegliere è un atto libero e attivo che mette la persona davanti al bene ed a se stesso. Lo scoutismo appare come un metodo attivo dove il ragazzo diventa protagonista della propria avventura con l’aiuto del capo. E così deve rimanere, altrimenti la proposta scout perde la propria forza!
* Il tetto:
* Il tetto viene dall’alto: è la fede come dono di Dio.
- Ogni dono rende la persona responsabile ed in dovere di coltivare il dono stesso! Per questo è urgente sviluppare i “muri”, attraverso un sano umanesimo pronto ad accogliere il dono della fede. Gesù è chiaro: “Beati i vostri occhi perché vedono e beati i vostri orecchi perché ascoltano!” (Matteo 13)
- La fede trova nello scoutismo, metodo naturale di educazione del giovane, un sano appoggio per far crescere un cristiano consapevole e responsabile.
* Il tetto protegge i muri: chi accoglie bene la fede e la vive con generosità trova nuove forze per completare ciò che manca nel proprio cammino educativo. Cristo è infatti il Grande educatore/salvatore dell’uomo.
In educazione tutto si tiene ...e se manca un pezzo tutto va in rovina! Se viene a mancare un aspetto fondamentale dello scoutismo, la nostra proposta non vale più niente!
Primo muro: La natura
* Non esiste scoutismo senza natura! “Scout...out!!” - “L’aria aperta è la chiave del successo: è per mezzo suo che lo Scoutismo esiste”. (B.P., Libro del capo)
- Sarà ancora possibile godere della natura in una società dove l’edilizia ha conquistato tutti gli spazi verdi, dove le mille leggi impediscono di fare le nostre attività all’aperto?
- E noi cosa facciamo? Sempre in tana, un’uscita di Reparto all’anno, pochissima strada – 10 km soltanto – per la route estiva! E ancora pochi fuochi di bivacco, niente hike, essenzialità zero perché siamo diventati dei borghesi anche nel servizio!
- Se facciamo così, rischiamo di perdere in partenza la nostra bella originalità e non abbiamo più niente da proporre contro le stupende proposte della Concorrenza ricca!... Allora è meglio chiudere l’Unità!
* La natura è di per sé educativa per questi ragazzi troppo spesso chiusi nel cemento armato e nel benessere delle loro città! “Il campo è di gran lunga la migliore scuola per dare ai ragazzi le qualità del carattere delle quali ci occupiamo. L’ambiente è sano, gli scout sono entusiasti e vivaci. Sono appassionati da cose interessanti da osservare e da fare. Il capo li ha continuamente sotto mano, di giorno e di notte per fare assimilare ciò che a loro è proposto. Una settimana di vita di campo vale sei mesi di lezione teorica in camera”. (B.P., Libro del Capo)
- Dunque fuori tutti!! Per sentire la carezza aspra del freddo o del caldo, vedere l’alba e il tramonto, gustare le mille stelle... Allora la natura diventa il primo libro aperto su Dio e la fede!
- E’ urgente verificarsi...E quando le cose vanno male, è meglio fare un hike prima di prendere una decisione.
Secondo muro: La Comunità
* Il fascino dei mezzi di comunicazione ci ha isolato in gabbie chiuse! I media dovevano migliorare i rapporti tra le persone e invece rischiano di allontanarci da una vera relazione di comunione. Esempio: Tutti nella stessa stanza a vedere il proprio DVD con il proprio computer!
- La proposta scout va controcorrente con le sue dinamiche di Comunità. A questo proposito è quanto mai urgente trovare una soluzione per i cellulari durante le attività!.
- La comunità è la “grande palestra” della conoscenza e dell’amore per sé e gli altri... Ma quanta fatica!
* Ogni Branca sviluppa il proprio cammino di Comunità.
- Tradizionalmente la Squadriglia è lo stampo di ogni comunità scout: “Il sistema delle squadriglie è l’aspetto essenziale per il quale la nostra educazione differisce da quella di qualsiasi altra organizzazione. Quando il sistema è applicato correttamente deve assolutamente riuscire: non può essere diversamente!”
- Temo che la proposta della Squadriglia sia stata addolcita ed abbia raggiunto dei compromessi di fronte alle difficoltà che presentano dei ragazzi svogliati e viziati e dei genitori che temono ogni attività che non sia sotto il loro controllo!
- Succede allora che l’Alta Squadriglia si annoia e i piccoli del reparto non capiscono l’atteggiamento dell’Alta!
- E’ più facile fare che far fare, evitando il duro lavoro educativo che non mira all’attività perfetta, ma al ragazzo che cammina verso il perfetto, pur sbagliando!
- Allora cosa si fa? Si prende la scorciatoia del Reparto di 4 anni (da 11/12 anni a 15 anni) al posto dei 5 anni classici, cioè fino a 16 anni.
- Il rischio è che non si lavori più con un Reparto, ma con un Branco per ragazzi più grandi con poca autonomia, poca responsabilità, poca progettualità.
- Il ragazzo senza responsabilità non matura verso l’Uomo e la Donna della Partenza... E’ un rischio molto diffuso.
- Lascio questi spunti alla vostra riflessione.
Terzo muro: la promessa
* Fare una promessa è impegnarsi! Impegnarsi è scegliere! Scegliere è diventare responsabile e adulto... Ma tutto ciò necessita un progetto per il futuro.
- Visto che il futuro è oscuro, difficile, carico di paure, i giovani non scelgono più, non si impegnano più.
- Cosa fanno? Si chiudono nella dolce prigione rosa del “Carpe diem”, cioè la prigione dell’Adesso, senza mai pensare al futuro, volendo tutto e subito e desiderando di essere come gli altri per non apparire diversi!
- A mio parere, questo stile di vita è IL pericolo dei giovani di oggi: non la droga, non il fumo... ma la paralisi e l’incapacità di diventare adulti e felici!!
- E ciò fa male, molto male!!
* Abbiamo tuttavia una soluzione, “la chiave del successo”.
- Ancora una volta lo scoutismo offre una proposta controcorrente per uno scopo chiaro: l’uomo e la donna della Partenza, responsabili ed impegnati!
- E’ stupendo contemplare tre Branche che sviluppano armoniosamente tre impegni progressivi (promessa del lupetto/coccinella – promessa dell’esploratore/guida – firma della carta di Clan) per maturare il senso della parola data, il senso del dono e non il prestito facile.
- E’ questa una strada che si apre verso doni futuri molto più grandi, quelli della vocazione alla felicità nel matrimonio, nella vita sacerdotale o consacrata o missionaria...
- Ancora una volta lo scoutismo è “palestra” per fare crescere l’uomo impegnato!
Quarto muro: il servizio
* Il tempo è denaro, il servizio è denaro! La gratuità non esiste più, è morta!
- Chi è abbastanza stupido per offrire gratuitamente un servizio educativo?
- Ecco il modo di fare e pensare del mondo stretto ed egoista!
* Invece il motore che spinge il Capo a fare servizio è l’amore, non le competenze, ma, ripeto, l’amore:
Solo gli innamorati fanno salti mortali!
Ne sanno qualcosa i Capi che offrono il loro Servizio ai ragazzi.
Sono come degli impazziti che danno a mani aperte il loro poco tempo,
per trascorrere una o due settimana d’estate a fare un campo, quando i loro amici riposano beati sulla spiaggia;
per camminare d’inverno controvento o sotto la pioggia, quando i loro familiari si riscaldano tranquilli davanti al caminetto;
per sopportare l’assenza, raramente giustificata, dei ragazzi che tirano il bidone poche ore prima dell’uscita, dopo che i Capi hanno preparato l’attività durante ore e ore di staff!
Solo l’amore giustifica un tale Servizio, una tale gratuità!
E’ come l’Amore di Dio e di questo segue la stessa direzione: la discesa.
Per questo B.P. chiede ai Capi di “scendere nel mondo dei ragazzi”, di farsi come loro per poi portarli sulle vette della vita responsabile e adulta.
Non temiamo, dunque, di essere diversi, strani e impazziti perché semplicemente innamorati!
Questa è la direzione. Ma ci vuole tanto coraggio per essere fedeli all’Amore
Il tetto: la fede
* La fede!! Ecco il vero ostacolo per l’uomo e la donna della Partenza!
- Credo invece che la vera difficoltà non sia la poca fede, ma il poco umanesimo, la poca responsabilità, la poca voglia dei nostri ragazzi a voler diventare adulti!
* Se la fede fatica nel cuore dei nostri ragazzi è per diversi motivi:
- il mondo dove vivono – genitori, scuola... – non aiuta minimamente a vivere la fede, anzi.
- è diffuso un umanesimo talmente povero che non tiene conto della fede... Si vive così bene senza un Dio che rompe le scatole!
- forse i capi stessi non sono testimonicome dovrebbero perché hanno messo la luce della loro fede sotto il moggio. A questa riguardo la Co.ca e l’AE hanno un compito fondamentale per coltivare la fede dei capi. Se la fede è un dono, questo dono cresce nella Comunità ecclesiale.
* Aver chiaro le scopo dell’uomo e della donna della Partenza significa invece aver chiaro un percorso di fede.
- Più che mai la proposta scout calza con il primo annuncio della Parola usando un mezzo stupendo: il nostro metodo scout.
- la natura è l’altoparlante della parola di Dio che racconta la sua Gloria. Ma sappiamo utilizzarla bene?
- la comunità è stimolo a vivere la fede, come lo è la “cordata” che si arrampica verso le cime.
- il servizio è occasione di vivere una fede concreta ed incontrare Cristo nel più piccolo.
- la vita ecclesiale è motivo per vivere i sacramenti e le tappeliturgiche della vita della chiesa.
- ... Solo così una vocazione ecclesiale (matrimoniale, sacerdotale...) è una proposta concreta per i nostri cari ragazzi!
Conclusioni
* Essere capo scout oggi, educare verso l’uomo e la donna della Partenza oggi è una sfida che si avvicina alla pazzia perché ci fa andare controcorrente... sempre!
- Ma si è visto che è una proposta fattibile se uniamo le forze delle tre Branche attorno ad un metodo ben vissuto con la sua ricchezza e la sua originalità.
* Fare il Capo comporta affrontare mille difficoltà: non è facile quando il lavoro, la famiglia, il moroso e la società sempre stressata comprimono, schiacciano, squarciano. Come faccio ad essere sempre coerente? Come faccio ad essere un esempio per i miei ragazzi? Come faccio ad essere un Capo testimone di una fede viva?
- Malgrado tutto ci sono tanti Capi che da pochi o tanti anni si rendono disponibili ad ogni apertura annuale per riprendere un pezzettino di strada con i propri ragazzi nella speranza di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato!
- A tutti questi Capi vorrei dire una semplice parola, tante volte dimenticata: Grazie! Grazie di esserci!
- Grazie di cuore a te, per il semplice fatto di essere PRESENTE per la tua Unità. Potevi essere assente, potevi scegliere la scorciatoia dell’assenteismo, potevi ingannare i tuoi ragazzi con la scusa dei mille impegni troppo seri del lavoro, della laurea, degli esami... Invece NO, hai scelto di essere presente!
- Hai scelto di essere presente in ogni momento: quando squilla il telefono per sentirsi dire che la metà dei ragazzi non verranno all’attività preparata in ore e ore di staff! Quando sembra che tutto crolli perché ormai non c’è più lo spirito giusto! Quando lo staff non è più uno staff ma un cespuglio di persone che se la prendono per così poco! Ma anche quando i Lupi o le Coci ti saltano adesso per latroppa gioia di rivederti! Quando le Guide o gli Esploratori ti confidano per la prima volta i loro segreti e i loro sogni, cose che non direbbero mai ai loro genitori! Quando finalmente vedi il tuo Rover o la tua Scolta prendere la Partenza dopo anni di pazienza educativa!
- Grazie a voi, cari Capi, di essere presenti con il vostro “grembiule” di servitori: è il segno del vostro amore! Grazie di scendere nel mondo dei piccoli e di chi cerca la felicità! Grazie di essere “sentinelle”, cioè “di stare sempre, tutto il giorno nel vostro osservatorio; di stare in piedi, tutta la notte”. (Isaia 21, 8)